NewsTestimonianze COVID-19 dei nostri associati

7 Agosto, 20200

In questi mesi difficili a causa della pandemia giunta in Italia nei primi giorni del mese di Marzo 2020, sono state tante le persone che hanno avuto il bisogno di assistenza sanitaria o sociale su tutto il territorio nazionale. Nel nostro piccolo, alcuni associati della Sezione di Aprilia si sono contraddistinti nel aiutare e offrire assistenza sia a livello di volontariato e sia a livello professionale. Nel volontariato, tre dei nostri associati ovvero: Federica Di Biase, Mattia Fanelli e Federico Petrazzuolo; oltre che a far parte della nostra associazione, fanno parte dell’organico della Croce Rossa Italiana del Comitato di Aprilia. Federica, Mattia e Federico hanno partecipato a molte attività ordinarie ed extra-ordinarie a causa del Covid-19, ovvero nelle attività di “Pronto Farmaco” e “Pronta Spesa” che sussiste nel andare a recuperare le medicine in Farmacia e fare la spesa al supermercato per conto di quelle persone che per diversi motivi non hanno la capacità fisica di poter uscire di casa. Un’altra attività in cui sono stati impegnati è stata la consegna a domicilio dei “Pacchi Viveri”, ovvero dei pacchi gratuiti contenti viveri di prima necessità per le famiglie meno ambienti e in grave difficoltà economica, segnando un enorme incremento, durante il lockdown, della necessità di questi pacchi a causa delle molte persone che data la pandemia, per diversi motivi hanno perso il lavoro. Di Biase, Fanelli e Petrazzuolo hanno dato il loro contributo anche nella sede del Comitato CRI di Aprilia, prestando servizio all’interno della centrale operativa, smistando le moltissime richieste di aiuto e assistenza, oltre che ad essere impiegati nell’attività di “Trasporto Infermi”. A livello invece professionale, come scritto poco fa, vi riportiamo una grande testimonianza del nostro associato Andrea Zollo, un ragazzo di 23 anni laureato in Scienze Infermieristiche presso la Facoltà Farmacia e Medicina, Sapienza Università di Roma; che ha lavorato e sta lavorando a stretto contatto con il virus, dato che presta servizio nel reparto di Terapia Intensiva del Policlinico Gemelli. Data la difficoltà degli argomenti vi lasciamo direttamente alla sua testimonianza scritta di suo pugno: “Quando si è iniziato a parlare di questo Coronavirus che si diffondeva in Cina, pensavamo tutti che fosse una normalissima influenza, causata da un nuovo virus… quanto ci sbagliavamo! Il numero dei casi positivi saliva in maniera esponenziale e non potevamo pensare che da lì a poco la nostra vita sarebbe cambiata radicalmente! Il 16 Marzo è stato il mio primo giorno di lavoro, presso il Reparto di Rianimazione di un famoso ospedale di Roma… la situazione era sconvolgente… colleghi medici ed infermieri che correvano da una parte all’altra del reparto, vestizione e svestizione rapidissimi per intervenire d’urgenza sui pazienti che stavano peggiorando, continui ricoveri di pazienti Covid positivi… sembrava l’inferno. Dopo 10 giorni vengo trasferito presso il presidio Columbus, interamente riservato alla terapia intensiva per trattare pazienti Covid. Lì ho continuato a “conoscere” il virus…notavo la sua virulenza, la sua capacità di distruggere un organismo! I pazienti arrivavano in reparto con una “crisi respiratoria” ed erano coscienti, avevamo paura, piangevano, sapevano cosa gli stava succedendo e molti mi dicevano “ti prego, fammi chiamare la mia famiglia per dirgli che li amo, ti prego!” In circa sei ore, alcuni di loro venivano sedati ed intubati perché non riuscivano più a ventilare! Per alcuni di loro i giorni di intubazione erano talmente tanti che era necessario effettuare una tracheostomia… chiedevo ai pazienti “signor … come sta oggi?” (Essendo tracheotomizzati, non potevano parlare, capivo solamente il labiale) “mah, diciamo bene! Non mi lamento” dopo un paio di giorni alcuni di questi pazienti non c’erano più… è un virus infame, che crea un peggioramento devastante in pochissime ore. Ho visto troppe persone andare in giro per strada durante la quarantena, soprattutto ragazzi, i quali pensavano (anche tutt’ora) che è un virus pericoloso solo per gli anziani… non è così! Un ragazzo di vent’anni, se positivo, può contagiare i genitori…e così via. È vero, i casi sono diminuiti… ma non bisogna abbassare la guardia! Bisogna essere cauti! Alcuni dei miei colleghi del nord Italia non ce l’hanno fatta… hanno dato la vita per contrastare questo patogeno e il minimo per ringraziarli sarebbe quello di non sottovalutare la situazione, di mantenere le distanze nei luoghi pubblici e seguire le altre indicazioni dettate dal governo”.

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